Ho avuto la fortuna di incontrare Francesco de Mojana tre volte.
La prima quando ero ancora un dirigente d’azienda, candidato in un processo di selezione.
Le altre due quando avevo già fondato OKTOPOUS e avevo bisogno di confrontarmi con chi aveva vissuto e costruito questo mestiere prima che diventasse diffuso.
Perché Francesco de Mojana non è stato solo un professionista del settore: è stato uno dei pionieri della ricerca e selezione in Italia.
Faceva headhunting quando LinkedIn, i motori di ricerca e i software di tracciamento dei CV non esistevano nemmeno come concetto.
Quando tutto si faceva con telefono, taccuino e relazioni personali.
E soprattutto, quando la parola “talento” aveva ancora un peso specifico.
Parlandogli, ho capito che l’essenza dell’head hunting non è mai cambiata.
La tecnologia ha solo moltiplicato i mezzi, non la sostanza.
Lo evoco spesso quando parlo del nostro mestiere e ricordo a memoria alcune sue dichiarazioni.
C’è l’idea che la ricerca non sia un esercizio tecnico, ma un atto di interpretazione.
Che il valore non stia nell’avere accesso a un database, ma nel saper leggere le persone, i contesti, le motivazioni.
Che non basti conoscere i profili: serve conoscere il mercato, le dinamiche, le culture aziendali.
Serve saper parlare la lingua di chi si incontra.
Serve empatia, preparazione, autorevolezza.
E oggi, in un mondo dove tanti confondono l’head hunting con una ricerca attiva su LinkedIn, ricordare tutto questo è più necessario che mai.
Perché un algoritmo può suggerire nomi, ma non può intuire potenziali.
Può selezionare competenze, ma non può costruire fiducia.
Può indicare il “chi”, ma non capirà mai il “perché”.
Le ore migliori di questo mestiere non si passano davanti a un computer.
Si passano al telefono, nei dialoghi, negli incontri, nelle fiere, nelle conversazioni con chi ti racconta un settore dall’interno.
È lì che si costruisce la credibilità di un head hunter.
È lì che si diventa un interlocutore, non un intermediario.
Quando ripenso a quelle conversazioni con de Mojana, capisco che il vero patrimonio di questo mestiere è la memoria relazionale.
Una rete di persone, fiducia e reputazione costruita nel tempo.
Ed è ciò che cerco di trasmettere ogni giorno a chi lavora con me in OKTOPOUS:
non cerchiamo profili, cerchiamo storie che si incastrano.
E per farlo servono cultura, curiosità e rispetto.
Perché i veri head hunter non cercano nel rumore.
Ascoltano nel silenzio. E si fanno accompagnare dall’ispirazione di quelli che questo mestiere lo hanno inventato, come Francesco De Mojana.
💡 Il talento non è mai casuale.

